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Annarita Tiezzi: “Pianeta Scuola: proviamo a sognare?”

Un ampio ingresso colmo di fiori, un acquario accanto ai vetri e un giardinetto zen (sabbia, sassi e acqua che scorre). I manifesti alle pareti li hanno scelti i ragazzi, e sono cose da ragazzi (il loro universo musicale, o sportivo, articolato e mutevole come loro). Ma anche i professori, con le immagini dei loro tempi (Jimy Hendrix, Cartier-Bresson, Pasolini,…) Oppure ci sono le riproduzioni dei pittori che tutti amano: Van Gogh, Gaugen, Chagal, Caravaggio…

Continuiamo a sognare:

Una musica di sottofondo – tipo filodiffusione – accoglie chi entra nell’ampio atrio con i fiori, l’acquario e manifesti; è musica che cambia ogni settimana, la scelgono le classi e qualche volta anche i professori; oppure il preside, le segretarie, i bidelli…

Ogni piano ha un colore diverso, o anche più colori, uno per classe, per corridoio, per ogni spazio dell’ambiente scuola. Li hanno colorati i ragazzi, con l’aiuto di genitori o amici e di qualche professore compiacente. Ogni piano ha altre piante, altri posters alle pareti….

Alcune macchinette distribuiscono prodotti freschi e buoni: mandarini, mele, yogurt, biscotti, pane, formaggio…. Non c’è plastica – o quasi – nelle confezioni e quella che c’è viene raccolta nei raccoglitori posti accanto alle macchinette. All’intervallo arriva anche una bidella con le schiacce fresche di forno.

E poi c’è un’apposita stanzina nell’edificio attrezzata per scaldare vivande, tostare il pane, prepararsi dei panini o del thè; ha anche un frigorifero: è a disposizione dei ragazzi per fare delle festicciole. Nella stanza c’è uno scaffale con piatti, posate, tazze e bicchieri (rigorosamente non di plastica!), ed un lavandino per lavare le stoviglie.

Al suono della campanella hanno inizio le lezioni. Tra una lezione e l’altra ci sono cinque minuti di pausa, durante i quali si può andare in bagno, sgranocchiare qualcosa o restare in classe a rilassarsi un po’. Non si mangia in classe e non si fuma dentro la scuola; all’intervallo di metà mattina si consuma la colazione e si può anche fumare, ma solo fuori dalla scuola, dove ci sono dei grandi portacenere (tutti sanno che non si gettano le cicche per terra, poiché tutto – ma proprio tutto – va nei corsi d’acqua, e poi nel mare, e lo inquina irreparabilmente).

Gli alunni più piccoli – delle medie e delle elementari – ovviamente non fumano, e l’intervallo per loro è più lungo (circa mezz’ora ) che trascorrono in giardino a correre per liberare le energie, a respirare; anche d’inverno, perché tutti sanno che il freddo fa bene e tempra l’organismo.

In ogni classe c’è un contenitore per la raccolta della carta e tutti gli alunni e le alunne rispettano questa abitudine perché sono consapevoli delle problematiche ambientali.Tutti sanno che è anche una questione di rispetto per gli altri.

I giovani che frequentano la scuola rispettano gli insegnanti, il preside, i bidelli e le bidelle e tutto il personale di segreteria. Si fidano di loro, li conoscono molto bene e sanno che anche loro possono contare sulla loro stima, il loro rispetto e la loro fiducia. Ogni classe è rappresentata dai suoi eletti, e i compagni si fidano dei loro rappresentanti: sanno che parleranno sempre dei problemi della classe e faranno di tutto per tentare di risolverli. D’altra parte gli alunni sanno che professori e preside vogliono il loro bene, perseguono la loro promozione umana e culturale e vogliono – attraverso l’esempio soprattutto – insegnare loro ad essere cittadini onesti, sinceri, aperti e responsabili. Pertanto sarà sempre possibile trovare una valida soluzione ai problemi posti dagli alunni.

Nessuno abuserà della loro minore età né offenderà la loro dignità. Saranno ricevuti/e dal preside quando lo richiedono, saranno ascoltati/e fino in fondo; non saranno accarezzati/e, coccolati/e, indotti/e a confidenze troppo personali, perché così non verrebbe rispetatta la loro dignità. Ma verranno sempre ascoltati, con la serietà che si deve ai giovani.

Non dovranno mentire quando giustificano le assenze, perché la scuola persegue la verità ed insegna a dirla sempre. D’altra parte il rapporto di reciproca fiducia tra alunni, professori e preside è tale da non indurre mai a ricorrere a stratagemmi, e una saggia distribuzione delle ore di lezione – che tenga conto del riposo e dello svago come fattori educativi – insieme ad una programmazione condivisa delle verifiche favoriscono la regolare assiduità alle lezioni di studenti e studentesse.

Il movimento fisico è ritenuto importante, specialmente per i più piccoli, e le lezioni di educazione fisica si svolgono spesso all’aria aperta a giocare giochi di squadra, correre e respirare profondamente.

Non c’è spreco nella scuola  perché la scuola è modello di vita. Per le fotocopie si usa carta riciclata e si ricicla quella utilizzata. Il riscaldamento è controllato da termostati efficienti che mantengono la temperatura giusta per ogni stagione; i rubinetti dei bagni non perdono, poiché si sa che un rubinetto che sgocciola disperde in media 1 litro d’acqua all’ora, e l’acqua – la scuola lo insegna – è un bene esauribile e tanta se ne spreca al giorno d’oggi, mentre sul pianeta avanza inesorabilmente la desertificazione.

I tecnici della scuola svolgono un ruolo importante di cui sono consapevoli e non si limitano alle mansione ordinarie; sono propositivi, aggiornati e disponibli e non si tirano mai indietro.

Progetti collaborativi collegano il mondo dei nostri giovani a quello di tanti altri giovani nel mondo, sia in Europa che in paesi più lontani e poveri. Ma la scuola è anche punto di raccordo per il territorio immediatamente circostante, per il paese o la città in cui sorge.

I genitori sono incoraggiati a partecipare attivamente alla vita della scuola e contribuiscono al suo miglior funzionamento in molti campi: dai contenuti delle materie impartite alla programmazione di scambi culturali e viaggi d’istruzione, fino alla collaborazione attiva – in base alle competenze di ciascuno – per il miglioramento dell’ambiente-scuola, dell’edificio, del cortile, dei laboratori.

Le famiglie vengono regolarmente informate del rendimento scolastico dei propri figli e, se questi frequentano le scuole superiori,  prontamente sollecitate – se ritenuto necessario – ad individuare un indirizzo di studi più consono, con materie più adatte alle loro attitudini, perché ogni giovane può dare il meglio di sè – e venire per questo gratificato – quando ha scelto il corso di studi giusto per lui (o per lei).

D’altra parte i genitori si fidano dei consigli degli insegnanti, sono consapevoli della loro esperienza, trasparenza e competenza; e quando c’è una bocciatura (che è tra l’altro una bruttissima parola) questa è motivata unicamente dalla necessità dell’alunno/a di avere più tempo per assimilare i contenuti delle materie. I genitori sanno bene che si perdono tanti anni nella vita adulta, e che quindi non è un dramma trascorrere un anno in più sui banchi di una buona scuola.

Fine del sogno.

Ma non si tratta di un sogno impossibile, anzi…

Ci sono scuole che hanno molte di queste caratteristiche, più o meno condivise dai vari settori o fatte proprie dai vari insegnanti; scuole che ne hanno alcune (diciamo che il giardinetto zen non è certo indispensabile) e scuole che invece sono lontane da questo semplice modello.

Eppure è proprio la semplice ragionevolezza del sogno a fare la differenza tra una scuola che educa e una scuola confusa che confonde, pesante che scoraggia, ipocrita che insegna a ingannare, autoritaria che abitua ad essere passivi, non persegue come valore l’assunzione di responsabilità, uccide nel nascere la libera espressione delle idee.

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