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Tommaso Cimino: “Quando la carta non fa a pugni col Web 2.0”. Social network per libri e lettori

Il Web 2.0 non è l’espressione fantasiosa di una sorta di guru della comunicazione: inventata da Tim O’Reilly e resa pubblica sul sito della casa editrice che dirige in un articolo del 30 settembre 2005 (lo si può leggere in originale inglese, o anche in traduzione italiana, andando a questa pagina), l’espressione “Web 2.0” si è tanto velocemente diffusa da divenire senza padrone e quasi una metafora di cambiamenti epocali.

Il nuovo rapporto con cui Internet, e per la precisione il World Wide Web che ne è la parte più cospicua e famosa, entra da qualche anno in relazione interattiva con gli utenti, ha reso il Web un prodotto di largo consumo, che si utilizza senza difficoltà, che offre servizi prima impensabili e sempre più indispensabili. Dove il Web 1.0 leggeva “staticità”, “conoscenze approfondite”, “lentezza”, magari dopo un po’ anche “noia”, il Web 2.0 legge “piacere”, “velocità”, “poche conoscenze necessarie”, dunque “dinamicità”.

È evidente come creare un blog o gestire la posta elettronica in qualsiasi parte del mondo fisico siano operazioni molto più facili adesso che negli anni ’90 o addirittura all’inizio del Millennio – spesso, solo per citare l’aspetto più materiale della questione, si pagava per servizi che adesso sono gratuiti o addirittura fanno guadagnare anche gli utenti.

Il boom è stato però quello di poter scambiare non solo conoscenze ristrette, ma intere personalità – trasferire sullo spazio del Web amicizie, interessi, hobby, passioni. Nomi come Myspace o Facebook adesso sono di conoscenza così comune, che magari solo chi ancora diffida di Internet sa che non sono sempre esistiti…

homepage-myspace

homepage-facebook

Sono dei social network, delle reti sociali che per i critici della tecnologia servono solo a far divenire ancor più sole le persone, chiuse nelle loro camere dinanzi allo schermo dei computer…

Sono opinioni in parte condivisibili, ma come per tutti gli strumenti, il problema (se esso esiste) sta nell’utilizzo, non tanto nell’essenza: torna in mente la storiella del coltello, con cui si può tagliare il pane o una corda per liberare una persona, oppure minacciare o uccidere – chi se la sentirebbe di non usare più alcun coltello? E quando si passasse alla forchetta…?

Non pare strano vedere come da qualche mese si moltiplichino anche forme eccentriche di condivisione di interessi e conoscenze sulla Rete: non soltanto “amicizie”, “amori”, “sport” o “cucina” o “musica”, come per Myspace o Facebook – anche libri e letture.

L’evoluzione, dal punto di vista del social networking è banale: una “comunità” di lettori potrebbe pure essere una figlia di Facebook appunto o di Myspace – basta essere in tanti, e gli Amministratori concedono spazio in più…

Il fatto invece di provvedere a servizi specifici per libri e lettori, non tanto per il commercio (come per il veterano di internet Amazon.com), ma per le persone che interagiscono, è la piccola rivoluzione che lega la carta al Web 2.0 – se leggere si può fare anche sullo schermo, perchè non far entrare la carta direttamente nella condisivione di passioni, idee, pensieri?

Un lettore che si sarebbe magari “vergognato” per questa sua passione archeologica rispetto al computer e ad Internet, adesso viene riverito come un validissimo utente, specificamente preparato o no che sia.

I nomi sono Anobii e LibraryThing, i colossi del social networking letterario (un interessante articolo si legge da queste parti, e un altro invece da queste altre parti), ma in Italia a scalzare questi giganti sta pensando un’attivissima nuova rete, quella di Bookerang, tutta italiana a differenza delle due citate sopra (la prima di HongKong, la seconda statunitense).

homepage-bookerang

Copertine di libri, amicizie fatte di libri e letture, possibilità di recensire e votare i libri nelle “Biblioteche” proprie o degli amici – addirittura la possibilità di farsi regalare il libro desiderato, andando a servirsi (il commercio ha pur sempre la sua parte) nelle librerie italiane convenzionate con Bookerang… Tutto questo con la semplice procedura per inserire i propri volumi più cari, senza preclusione, con poche mosse.

Insomma, se a Milano o Roma nelle stazioni ferroviarie si inventano macchinette che non distribuiscono caffè o merendine ma libri (la notizia è di pochi giorni fa: hanno iniziato in Giappone, ma ci sono già anche da noi…), varrà bene usare Internet per diffondere la lettura, di qualsiasi forma essa sia, cartacea o meno – ma che sia 2.0!

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